giovedì 8 marzo 2012

La nuova Imu sarà il triplo della vecchia Ici

 Eravamo ad un passo dal tracollo ... grazie PDL e LEGA...che non vedevono la crisi.
Ora ci tocca pagare caro.

Riflettete cari elettori. A Pordenone abbiamo fatto la scelta più ponderata...


Giovedi 8 marzo 2012 pagina3 Sole 24ore

II conto cresce per l'effetto combinato della revisione delle aliquote e del moltiplicatore delle rendite catastali

Giarmi Trovati

MILANO

II primo tassello è imposto dallo Stato, il secondo è chiesto dai Comuni che nella grande maggioranza stanno studiando incrementi di aliquota per cercare di far quadrare i bilanci. Chiusa la prima fase della partita del decreto fiscale che non ha portato le correzioni chieste dai sindaci ma solo un impegno del Governo a concedere agevolazioni in agricoltura, le amministrazioni iniziano a fare i conti e i responsi sono spesso a senso unico: aumenti dell'aliquota, salvando quando si può l'abitazione principale che comunque già paga lo scotto di uscire dall'esen-zione quasi totale in vigore fino allo scorso anno.
Le decisioni non sono definitive, perché l'ennesima proroga (obbligata) ha spostato al 30giugno i termini entro cui chiudere i preventivi 2012 e fissare le ali-quote di tributi e addizionali, ma la strada pare segnata, soprattutto al Nord dove il lavoro sui bilanci è più avanti. Una strada a-cidentata per i contribuenti: per avere idea degli effetti basta pen-sare che, oltre a reintrodurre il prelievo sull'abitazione principale, il nuovo sistema fa cresce-re (in genere del 60%) le basi imponibili e alza le aliquote di rife-rimento. Applicando la richiesta base prevista dal decreto «Salva-Italia», il conto per una seconda casa o un negozio raddoppia rispetto all'Ici 2011. Tutti gli aumenti locali mettono un carico aggiuntivo a questa base.

A Milano, per esempio, ci sono da recuperare quasi 600 milioni di euro (si veda anche II So-le 24 Ore di ieri) e non c'è molto da scialare.
Evitato, almeno per ora, l'aumento dell'addizionale Irpef sono i proprietari di immobili a dover assicurare lo sforzo maggiore per tenere in piedi i conti di Palazzo Marino. L'ipotesi più accreditata mantiene al 4 per mille fissato dalla legge stata-le l'aliquota sull'abitazione
prin-cipale, e assegna il 9,6 per mille (quella « di base» prevista dal decreto «salva-Italia» è il 7,6 per mille) agli altri immobili: i tecnici lavorano anche a una discipli-na di favore per gli affìtti a canone concordato (4,6 per mille) e una di "sfavore" (10,6 per mille, tetto
massimo di legge) per ban-che e assicurazioni, sulla falsariga di quanto accade per l'Irap, ma la fattibilità di queste artico-lazioni è ancora tutta da confermare. Sempre in Lombardia, aumenti locali in vista anche a Monza, Bergamo e Lecco, mentre le aliquote di Brescia e Mantova dovrebbero assestarsi ai li-velli indicati dalla legge statale; lo stesso dovrebbe accadere a , Lodi, dove il Comune pensa di puntare
sulle imposte "minori" appena scongelate dal decreto fiscale (dall'imposta sulla pubbli-cità a quella sull'occupazione di suolo pubblico)
,nel tentativo anche di mantenere al 2 per mille l'addizionale Irpef.

Le basi di partenza

4 per mille

Abitazione principale
L'aliquota di base può essere alzata o abbassata di due punti dai sindaci. È analoga a quella delfici, e la detrazione (200 euro di
base anziché 103,29) attenua l'impatto dei moltiplicatori

7,6 per mille

Gli altri immobili
È l'aliquota di riferimento per tutto il resto; può essere alzata o abbassata di 3 punti dai sindaci. Nell'Ici l'aliquota media era del 6,5 per mille.

A Torino, invece, è a rischio incrementi anche l'abitazione principale, perché a Palazzo di Città le esigenze di finanza loca-le sono
impellenti (come mostra anche l'annunciato sforamento del Patto di stabilità 2011) e spin-gono gli amministratori a calco-lare il 5 per mille
per le abitazio-ni principali, e a portare 9,6 per mille l'aliquota per gli altri im-mobili: tra le opzioni sul tavolo c'è però anche una mini-
tutela per gli affitti a canone concorda-to, che potrebbero attestarsi all'aliquota di riferimento nazio-nale del 7,6 per mille. Partita chiusa
invece ad Aosta: aliquote nazionali per tutti, tranne che per le 800 case tenute vuote in città, che vanno incontro a una penalizzazione con
aliquota al 9,6 per mille. A Trento, infine, è stata decisa un'Imu al 4 per mille perle abitazioni principali e per-tinenze, al 7,83 per gli altri
immo-bili, al 10,6 sugli immobili sfìtti da oltre due anni.
Molto più indietro è Roma, do-ve però l'allarme conti è ancora più alto e potrebbe portare al 6 per mille anche l'aliquota sulla prima
casa, oltre ad alzare quella riservata al resto del mattone (nell'attesa che dal 2013 parta an-che l'Imu sui beni ecclesiastici, che a Roma
pesano parecchio). Tutto al massimo anche a Caserta, dove i conti locali non lascia-no alternative, mentre a Napoli la partita è ancora
tutta da gioca-re: le prime ipotesi potrebbero iniziare a circolare dalla prossi-ma settimana, appena si chiude-rà la vicenda della gestione
del patrimonio comunale, perché il destino delle aliquote napoleta-ne dipende anche dalla possibili-tà di dare una svolta concreta nella
valorizzazione del matto-ne di Palazzo San Giacomo.

Hanno colle/borato: Nino Amadore, Nicola
Barone, Nicola Brino, tossano Cattivello,
Barbara Ganz, Moriongela Latetla. Mirco
Marchiaci!, Silvio Piemccmi, Francesco
Prisco, Antonio Settembri

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